La morte di Orgullito

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Foto di Paco Puentes

Le malelingue ripetono ora una storia che noi aficionados conosciamo bene. Si dice che spesso un toro indultato immeritatamente non è affatto benvoluto nell’allevamento dove è destinato a farsi semental. Per questo, dopo gli onori e la gloria che nell’arena accompagnano l’uscita trionfale del toro, quando l’animale sbarca nei campi, curato dalle ferite che durante la lotta nell’arena gli sono state inferte dal picador, si trova un modo semplice semplice perché sia costretto a lasciare questa valle di lacrime. Nel caso del toro salvato non sarebbe poi tanto male restare nella famosa valle. Anche perché non lacrime ma vacche gli spetterebbero. E tuttavia si racconta questa storia proprio perché l’allevatore preferirebbe veder nascere tori dai sementales che egli stesso ha scelto piuttosto che da quelli che la sbornia di onori nell’arena lo costringe a accettare. 

Non credo sia il caso di Orgullito, toro di Garcigrande, marchiato dal numero 35, data di nascita: dicembre 2013, combattuto nella Maestranza di Sevilla da Julián López Escobar detto El Juli, il 16 aprile scorso e indultato al termine di una faena applauditissima. La reazione del pubblico apparentemente entusiasta sopì sul nascere le polemiche inevitabili, anche perché in quel giorno di gran caldo dopo improvvise piogge, il giro d’onore del torero assieme all’allevatore Justo Hernández suscitò grande emozione. Le lacrime per la scomparsa di Domingo Hernández corsero giù sulle guance del figlio, mentre la folla feriale si esaltava per il terzo indulto sivigliano dopo quello di Arrojado e Cobradiezmos, un Nuñez Cuvillo e un Victorino graziati rispettivamente da Manzanares e Escribano fra il 2011 e il 2016.

Tuttavia le polemiche non furono poche. Stando al regolamento, l’inadeguatezza del premio per il toro fu evidente a tutti e la discussione circa quella deriva che gli aficionados più integri chiamano “indultite” evocando una malattia che nulla a che vedere con la febbre tauromachica si riaprì in ogni spazio di discussione. Noi ne parlammo così. Oggi è molto improbabile che si possa immaginare per quel toro inadatto alla grazia una morte in circostanze sospette. Non è diverso da Orgullito l’animale che in questi anni Garcigrande sta cercando di ricreare. Certo è che l’esemplare non ha superato la prova della libertà. I suoi consimili, in una della frequenti lotte che si aprono nei campi fra animali dotati di un’istintiva propensione a difendere i propri spazi, lo hanno ucciso.  

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