Alcuni numeri sulla stagione di Madrid

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(ph) Ronda

La stagione conclusa, l’impresa a capo della gestione dell’arena di Madrid si fa carico di rendere pubblici alcuni dei numeri della temporada 2018: il documento è accessibile dalle pagine del sito ufficiale, e snocciola in una scorrevole infografica i principali dati dell’anno. Proviamo a leggerli sgrossandoli un poco.

I biglietti staccati a Las Ventas sono stati, dal 25 marzo al 14 ottobre, 937.928: quasi un milione di spettatori ai tori in poco più di sei mesi, nella sola capitale, una cifra senza dubbio considerevole in questi tempi così poco indulgenti verso la pratica taurina. Nel 2017 il Museo del Prado, uno dei più prestigiosi di tutto il mondo, una struttura che chiude tre soli giorni l’anno, ha venduto biglietti a un milione e 450mila visitatori paganti (1): a spanne per ogni tre persone che vanno ad ammirare le tele di Goya, due vanno a sedersi sui gradini dell’arena.
Il circo di calle Alcalà si riempie più per i cavalli che per gli uomini a piedi: 86% la media di posti venduti per il rejoneo, 74% quella per la corrida formale. Però. Le corride equestri, cinque in tutto l’anno, hanno l’indubbio privilegio di venire sistematicamente collocate in feria, il dato ricavato per le corride maggiori tiene conto invece dell’annata intera e dunque anche degli spettacoli estivi o agostani che senza dubbio e tradizionalmente hanno un richiamo ben più basso che non nei due cicli strutturati di maggio e ottobre. L’occupazione media per le sole corride di San Isidro sale infatti a ottanta posti su cento, con un afflusso medio di 18.913 paganti. Per Otoño? 82% e 19.523, con un incremento significativo rispetto al 2017, quando la media fu di nemmeno 15mila spettatori a evento . E’ l’effetto bombo, probabilmente e sperabilmente: Casas, di cui si può dire tutto tranne che non sia uno che fiuta gli affari, ha già annunciato che bussolotti e urne saranno protagonisti anche per la prossima stagione.

40 le corride regolarmente celebrate: 26 in San Isidro, 4 alla feria autunnale, 10 nel resto della stagione. 21 le novigliade, 3/1/17. Nella capitale si possono vedere correre i tori tutte le domeniche da fine marzo a metà ottobre: piccola concessione alle esigenze estive, gli spettacoli di luglio e agosto si anticipano al venerdì, per un ciclo bimestrale di novilladas in notturna che si propongono a un pubblico meno convenzionale. Se aggiungiamo le date per il rejoneo e quelle per le esibizioni di tauromachia popolare, Las Ventas ha aperto le proprie porte in 70 occasioni nel corso dell’anno. Madrid da sola fa la metà di tutte le corride svoltesi in tutta l’Andalusia nel 2017 (85). Significativa l’attenzione in generale di tutta la Comunità de Madrid ma in specifico anche della capitale stessa per le novilladas, insostituibile garanzia per il futuro della fiesta: il dato di Las Ventas risulta clamoroso se comparato alle statistiche del 2017 di Paesi Baschi (1 novillada), l’intera Exremadura (13) o ancora l’intera Andalucia (16).

61 i toreri di alternativa che hanno calcato la sabbia venteña su un totale di 120 posti disponibili, il che significa di fatto una media di due presenze a matador. Rapporto che sale invece per la categoria minore, dove intelligentemente si favorisce maggiore alternanza e sono più numerose le opportunità offerte: 43 novilleros per 63 contratti potenziali. Cinque i toreri che si sono presentati a Las Ventas, pari all’8%, 17 i novilleros, ossia il 40%. In altri termini: a Madrid si fanno pochi esperimenti nelle corride di tori, dove il ventaglio fatica a schiudersi e dove ancora si basa la temporada su pochi valori sicuri a fare da pilastro, ma si facilita invece maggiormente l’avvicendamento tra i giovani. Davvero complete e succose le statistiche su toreri e ragazzi, sarebbe impossibile analizzarle o incrociarle tutte, lasciamo ai lettori il piacere di scoprirle e scorrerle. Solo qualche veloce giochetto: tra i toreri che hanno ottenuto almeno un trofeo, si va da Diego Urdiales che taglia tre delle quattro orecchie a sua disposizione (il 75%) a Javier Cortes che festeggia una sola appendice degli undici tori combattuti (nemmeno il 5%); 3 i toreri usciti in trionfo a San Isidro su un totale di ventisei corse celebrate, una media approssimativa di un’uscita a hombros ogni otto corride, quando a Nimes a Pentecoste si è trattato di un rapporto medio di uno a uno, cinque corride/cinque uscite in trionfo; 35 le orecchie tagliate dai toreri sulle 480 possibili, il 7,3%: è andata peggio ai novilleros che hanno visto cadere il fazzoletto bianco nel 3,2% di occasioni.

Questione tori. 416 bestie affrontate tra cui 248 tori e 132 novillos, 15 encastes differenti, 71 ganaderias coinvolte: da Fuente Ymbro che ha portato 30 animali a quegli allevatori che hanno caricato sul camion un solo esemplare. I domecq sono garanzie di trionfo anche nella rigorosa Madrid, e qui hanno ceduto 23 orecchie sulle 350 potenziali, pari al 6,6%, gli albaserrada 2 su 66 (3%), gli atanasio-lisardo 2 su 52 (3,8%), i baltasares 1 su 12 (8,3%), i santacoloma 2 su 62 (3,2%). La musica cambia però per quanto riguarda i tori rispediti alle stalle: dei 18 devueltos più della metà (10) sono…domecq, ahi. I tori duri regalano dunque meno gioie ai sobreros, ma anche al botteghino: la media di affluenza alle corride toriste di San Isidro è di 16.661 spettatori, inferiore a quella dell’intera feria. Victorino Martin e Miura hanno fatto il pieno, maglia nera tra i ferri prediletti dall’afición a Saltillo, che non è arrivato a riempire metà arena: curiosamente però è proprio Asturdero, di Saltillo, uno dei due soli tori ad aver meritato il giro d’onore in corrida.

Infine, le bestie di Las Ventas sono gigantesche e c’è da chiedersi se non siano addirittura smisurate: 524 kg il peso medio per la corrida più leggera (Rehuelga/Pallarés), 623 kg quello della corrida più imponente (Pedraza de Yeltes), ferri come Victorino o La Quinta che superano i 550 kg di media: è l’annoso problema per Madrid del sovradimensionamento dei tori, per ossequiare una sempre meno competente afición che scambia il trapío con i chilogrammi.

 

(1) fonte: sito ufficiale Museo del Prado

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