Il padre di Juncal

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Jaime de Armiñán è morto ieri novantasettenne nella sua Madrid. Regista, scrittore, sceneggiatore, e soprattutto grande aficionado, è autore di un capolavoro. Parlo ovviamente di Juncal, serie televisiva di fine anni Ottanta dedicata a un ex matador e alla sua vita di piccole menzogne e profonda verità. Sappiamo tutti quanto è difficile raccontare sullo schermo il mondo dei tori. Un’arte effimera come la corrida non facilita la riproduzione cinematografica. Ma Jaime de Armiñán riuscì nel miracolo, dando vita a un mondo indimenticabile. 

Disse, in una delle ultime celebrazioni, quando nel 2014 fu premiato ai Goya per la carriera, che avrebbe voluto dare una vuelta al ruedo accompagnato dal pasodoble di Juncal. A me si riempiono gli occhi di lacrime ogni volta che ascolto la musica dei Vainica Doble: la nostalgia di un mondo da sempre perduto mi prende l’anima. Forse è quel sentimento di dolore estremo e dolcezza che prende Juncal nella celebre scena in cui chiede a Búfalo di raccontare ancora una volta la corrida famosa del Puerto de Santa Maria. Scena che si conclude con una battuta inarrivabile.

Juncal: ¿A qué es bonita la muerte de un toro bravo? 

Búfalo: Como decía mí compadre Romero Quesada, que en paz descanse, es… solemne.

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Matteo Nucci (Roma, 1970) è scrittore, oltre che aficionado. Negli anni Novanta a El Espinar, durante una notte interminabile, vide vaquillas correre nella plaza. Era l'inizio della febbre tauromachica

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