I peccati dell’antiumanesimo

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Da qualche giorno, la campagna contro la corrida della PETA inonda le strade di Roma. Enormi immagini sui bus, grandi e piccoli manifesti affissi ovunque. Un Gesù Cristo che si frappone fra un brutto matador nel momento della verità e un toro piccolo piccolo, in strana posizione, ovviamente sfinito e grondante sangue. L’appello è accorato. In italiano e inglese: “La corrida è peccato. Chiedi al tuo prete di condannarla”.

Se non l’avessi vista con i miei occhi non ci avrei creduto, anche se i deliri dell’estremismo animalista sono tali che a tutto si deve credere. È l’acme di una campagna di indefinibile fanatismo con cui l’associazione da tempo chiede al Pontefice di intervenire. Bandire la corrida, di cui evidentemente si ignora ogni cosa.

Due sono le considerazioni da fare.

Innanzitutto, perché la PETA attacca la corrida in Italia dove è assente e dove è largamente invisa vista l’ignoranza che regna sulla sua dimensione rituale e culturale? Da una parte, è evidente che essa punta al Vaticano. Dall’altra è chiaro che attraverso il Vaticano essa punta a un movimento europeo che possa incidere poi sui Paesi in cui la corrida è tradizione rispettata e democraticamente diffusa, come Spagna e Francia.

Ma la domanda più interessante non è – per così dire – politica. È semmai semplicemente umana.

Viviamo un tempo in cui attentati, guerre, eccidi e massacri sono problema europeo, ovvero: problema in cui le responsabilità dei Paesi europei sono dirette. Un tempo in cui massacri di bambini, donne, civili è all’ordine del giorno. Tanto che sempre più di continuo è evidente che gli esseri umani vengono spesso trattati ben peggio di come sarebbe ingiusto fare con gli animali, o meglio: con gli animali non dotati di parola e ragione. 

E in questo tempo l’animalismo antiumanista arriva al punto di tirar fuori la figura di Gesù Cristo per definire “peccato” la corrida.

Difficile trovare le parole per raccontare lo sconcerto. Ma forse non bisogna proprio trovarle, le parole. E lasciare a chiunque la possibilità di giudicare da sé la bassezza morale, prima ancora che religiosa, di una simile campagna.

Quanto agli uomini di buona volontà, quali che siano la loro fede, la loro idea politica, il loro credo, conviene semplicemente condividere gli sforzi di tutti quelli che, come il Pontefice tanto bersagliato dalla PETA, chiedono da mesi di fermare le guerre, smetterla con i massacri, le vendette, gli attentati, e tornare a considerare gli esseri umani innanzitutto umani. 

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Matteo Nucci (Roma, 1970) è scrittore, oltre che aficionado. Negli anni Novanta a El Espinar, durante una notte interminabile, vide vaquillas correre nella plaza. Era l'inizio della febbre tauromachica

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