I tori di Vic e Céret

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(ph) Luigi Ronda - corrales di Céret

Gli aficionados italiani, e ce ne sono, non frequentano solo le arene blasonate o quelle facilotte: gruppuscoli di avventurieri si azzardano anche in località che stanno sotto riflettori meno popolari ma che propongono una ricetta diversa rispetto a quella che il mainstream taurino è solito sottoporci. Prendiamo per esempio e nello specifico i due bastioni francesi che da sempre si identificano per la difesa e la promozione di una fiesta integra, pubblicando anno dopo anno cartelloni dove è il toro ad essere ineludibile punto di partenza e rigoroso traguardo di arrivo: le arene di Vic Fezensac e Céret, autentiche mecche per l’aficionado al toro, offrono pur con qual che sfumatura che le differenzia e qualifica la stessa ragionata e intransigente visione. Il toro al centro di ogni cosa e re indiscusso della liturgia. Come consuetudine, è alla fine dell’anno che le scelte in materia di ferri vengono comunicate: il cartel completo solo più avanti, ai toreri ci si pensa in un secondo momento. Prima le fondamenta, solo dopo il resto.

A dire il vero non sono ancora molti i nostri compatrioti che si spingono fino nelle lontane lande del Gers, dove il Club Taurin Vicois presiede ogni anno all’organizzazione del ciclo taurino: Vic Fezensac non è dietro l’angolo e la lunga e faticosa traversata per raggiungere la sua plaza de toros attiene più al sacrificio eroico che alla semplice passione. Ma le ricompense, e non solo all’arena (le verdi e riposanti colline della regione, la magnificenza del foie gras e la potenza austera dell’armagnac), valgono senza dubbio ogni sforzo. A vocazione principalmente santacolomeña, la Pentecoste vicquoise si aprirà con una novillada di origine nuñez de El Retamar, ganaderia della sierra madrileña che esce esclusivamente in novigliade. Dicutibile formula affermatasi negli ultimi anni, e la crisi del campo bravo non è esente da responsabilità, il desafío ganadero del sabato pomeriggio vedrà opporsi in corrida due tra le divise che negli ultimi anni hanno maggiormente impressionato su questa sabbia: i gracilianos di Valdellán, per l’aneddotica l’unico allevamento bravo della provincia di León e  protagonisti di una notevole corrida nel 2015 con il fenomenale Cubano premiato della vuelta al ruedo, se la vedranno con tre esemplari de Los Maños, santacoloma via Pablo Mayoral e con un recente innesto di Bucaré, i cui Salta Cancela e Jardinero si sono aggiudicati la corrida concorso di Vic rispettivamente nel 2016 e nel 2017. E proprio la concurso di quest’anno sarà un’ interessante celebrazione al sangue che più di ogni altro ha segnato le vicende della tauromachia nel XX° secolo, a sfidarsi saranno sei tra i marchi che oggi interpretano al meglio le diverse diramazioni di quell’encaste: La Quinta, Juan Luis Fraile y Martín, Pilar Buendía Pallares, Vinhas, Ana Romero, Los Maños. La domenica pomeriggio spazio alla divisa mitica di Raso de Portillo, tra quelle in attività la più antica di Spagna, invero disabituata alle uscite nelle corse maggiori e non sono pochi i dubbi rispetto alla tenuta dei quattro anni. In chiusura di ciclo il debutto all’arena Joseph Fourniol per i tori di Pedraza de Yeltes, saliti alla ribalta negli ultimi anni con encierros di casta e presenza e bravura (storiche le corride di Dax negli anni 2014 e 2015), ovvero quando domecq non significa solo prevedibilità e mollezza.

Più numeroso il contigente italiano che ogni anno a luglio occupa un discreto numero di posti nella piccola arena catalana: e ora che delle meraviglie cui a Céret non è raro assistere si è accorto anche il club taurino tricolore (sì, incredibile dictu, esiste un club taurino in Italia, anzi addirittura due che è cosa ancor più sorprendente, ma sono molto discreti e riservati e danno poche notizie di sé, ne parleremo), non è raro sentir parlare nella lingua di Dante sui gradini o appena fuori alla buvette. Celebrato il suo trentennale l’anno scorso con una signora feria dai toni superiori, funestata però dalla scandalosa corrida di Miura, l’Adac torna quest’anno a blandire i suoi adepti con un plateau ganadero intrigante e che tiene fede alla leggenda ceretana, costruita in decenni di scelte originali e visionarie e che hanno permesso di scoprire o recuperare encastes o allevamenti sconosciuti. Chi conosceva i tori di São Torcato prima di oggi alzi la mano, per esempio. Ganaderia portoghese di proprietà di Joaquim Alves, è la linea dura del dna Pinto Barreiros che il titolare già ben conosce essendo proprietario del seminale e omonimo ferro lusitano: le foto dei São Torcato che già circolano sulla rete suscitano ammirazione e impressione per trapío e serietà. La novillada della domenica mattina sarà anche in questo caso una lamentabile sfida a due: ulteriore bemolle, le matrici di origine dei due allevamenti sono sensibilmente differenti e si aggiunge altra disomogeneità alla confezione. C’è di buono che María Cascón Martín e Raso de Portillo rimangono oggi, in termini di novillada, due sagge idee: atanasiolisardo via Puerto de San Lorenzo, i pupilli di doña María sono reduci da una novillada a Madrid che ha fatto rumore per casta e personalità, il mayoral chiamato a salutare a fine corsa in quella fresca serata di luglio; e conferma prevedibile per i Raso de Portillo, la cui novigliada proprio a Céret si concluse l’anno scorso in una lussuria di trionfi. Per la chiusura del cartel si rimane in terra di Salamanca: rifiutato il lotto che Escolar aveva proposto loro, insoddisfatti dalle altre visite e scartato un nuovo ricorso a Saltillo, i membri dell’Adac hanno pensato fosse saggio affidarsi alla famiglia Fraile. Che oltre a crescere i  cascónes sopra menzionati custodisce con cura il sangue graciliano che scorre nei tori marchiati Juan Luís Fraile Martín: santacoloma duro, per intenderci, casta e nessuna concessione, come già proprio a Céret tre stagioni fa.

Questi i tori che calcheranno quelle due piste francesi nelle rispettive prossime manifestazioni: certo il tutto potrà risolversi in un enorme fiasco, non lo sapremo finché il melone non sarà aperto, ma l’ammirazione e la riconoscenza per gli organizzatori dei due cicli e per le loro scelte coraggiose rimarranno immutate.

Proprio negli stessi giorni in cui CTV e Adac rendevano note le loro scelte, l’impresa Pagés comunicava i tori prenotati per la prossima feria de abril di Siviglia: lo stesso identico e desolante elenco che da tre anni deprime l’aficion locale. Non vale la pena soffermarcisi.

 

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Luigi Ronda
Luigi Ronda (Piacenza, 1973) è cooperatore, oltre che aficionado. Ad Arles pioveva e César Rincon infilò la spada in Pitillito di Cortés. Cominciò così, nel 2005.

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