“When, In Disgrace” di Budd Boetticher

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Photo M. Meschiari

Mauro viene a casa mia. Io non ci sono. Gli ho lasciato sul tavolo una copia del Finnegans Wake in coreano. No. Io non c’entro. Mi aveva solo chiesto di acquistarlo negli USA e io l’ho acquistato. Punto. Quando torno due giorni dopo anche lui mi ha lasciato un libro. Cos’è? chiedo a mia moglie. Non lo so. È la traduzione in italiano di When, In Disgrace di Budd Boetticher. Non lo conoscevo. Non ne avevo mai sentito parlare. Neanche da aficionados molto più informati di me. Lo sfoglio. Rapidamente. Come può essermi sfuggito? Ma a me sfuggono un sacco di cose. In un messaggio Mauro mi spiega che è un volume quasi introvabile. Pubblicato in occasione del XIX Torino Film Festival (15-23 novembre 2001). All’epoca costava 28.000 lire. Quasi quattrocento pagine. Dicevo. Lo sfoglio. Ma meno rapidamente. Voglio capire chi è lui. In quarta si legge: “Budd Boetticher è uno sceneggiatore nominato al premio Oscar, un regista di talento, un ex pugile, un torero, un superbo cavallerizzo e un narratore”. Insomma. Comincio a leggere. Cose come questa:

“Il torero di Brooklyn, Sidney Franklin, fece causa alla Republic e a me per aver plagiato la storia della sua vita. Avevo incontrato Sidney a Tijuana, e avevo fatto il fatidico errore di dire ‘Mi casa es tu casa’. L’avevo detto così, a titolo di benvenuto: non c’era un singolo oggetto in casa mia che avrei anche solo prestato a Sidney. Sfortunatamente lui mi aveva preso alla lettera, ed era rimasto due settimane, finché non l’avevo letteralmente buttato fuori. Quasi nessuno sa che Sidney aveva scritto il glossario di Morte nel pomeriggio di Hemingway, e che è quella l’unica ragione per cui, alla fine del libro, Papa ha aggiunto la dedica: ‘Un breve cenno di stima all’americano, Sidney, Franklin, in veste di matador‘”.

Ok. Toreri americani. Film che non conosco, come appunto Bullfighter and the Lady (1951) di Boetticher. Leggo un altro pezzo, dove parla del montaggio:

“Sparì tutta la ‘merda leziosa’. I grandi toreros che avevo ripreso per dare ancor più dignità a Gilbert Roland finirono sul pavimento della sala di montaggio. Quando circondi uno dei tuoi protagonisti coi migliori esponenti della professione che interpreta sullo schermo, e loro gli tirano indietro la sedia per farlo accomodare, gli accendono la sigaretta, e sono d’accordo con qualunque cosa dica, sei portato a credere a qualunque cosa faccia. Ma peggio ancora, quei coraggiosi matador furono raggiunti nel cestino dei rifiuti da parecchio Robert Stack. Bob aveva fatto tutto quello che gli avevo chiesto di fare, e anche molto di più. Aveva imparato a essere un torero, a rischio della vita e degli arti, e aveva un sacco di escoriazioni e cicatrici che lo dimostravano. A conti fatti, per me si era battuto con alcune bestie di tutto rispetto. Avevo messo in programma quelle scene dopo l’ultimo giorno di riprese, perché non si facesse ammazzare prima che concludessimo il film. Beh, tutto quel girato sensazionale non c’era più. E le scene romantiche con i bambini messicani, che sono così belli: sparite anche quelle. Comunque Bullfighter and the Lady fu un inatteso successo”.

Sfoglio ancora. Sembra Raymond Chandler. Allora smetto di scrivere questa cosa qui e mi metto a leggere sul serio. E voi, se potete, cercatelo:

Budd Boetticher, When, in Disgrace, Torino Film Festival 2001, 384 pp., illustrazioni, ISBN 88-88357-03-3.

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Matteo Meschiari
(Modena, 1968) è antropologo e scrittore, oltre che aficionado. Ha visto la sua prima corrida ad Arles, il 26 marzo 2005: Victoriano del Río per César Rincón, Sebastián Castella, Miguel Ángel Perera matteomeschiari@uominietori.it

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