Un torero italiano

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Lo scorso 12 dicembre si è spento a Milano, dove era nato ottantacinque anni prima, Enrico Carbone, ultimo, vero torero italiano.

La sua traiettoria taurina si aprì nei primi anni Sessanta grazie a Pepe Bienvenida. L’amicizia spinse Carbone all’afición e al desiderio di provarci davvero. Bienvenida lo presentò quindi al grande Antoñete che lo introdusse in ganaderias dove era di casa. I primi passi nella sua preparazione, Carbone li fece assieme a due novilleros con cui avrebbe mantenuto sempre una solida amicizia:  Miguel de los Reyes e Julian Calderon, el Jato.


La Bibbia del Cossio, dedica a Carbone uno spazio non del tutto rispondente al vero, chiamandolo “novillero sin caballo”. Il regolamento allora vietava agli stranieri di toreare con cavalli in territorio spagnolo per evitare l’invasione sudamericana. Carbone quindi lo fece sotto mentite spoglie.

 A Cuenca toreò con Antonio Garcia Utrerita e Pepe Cabello. Così recita il Cossio (vol 5 pag 718): “Cabello matador de novillos que comenzò a intervenir en corridas picadas durante la temporada de 1966 (…) En la de 1968 torea cinco festejos mayores (…) y el 2 de junio resultò cogido por una res de Manuel Canaveral, en presencia de Utrerita y Enrico Carbone”.

Uomo di spettacolo, cantante, grande seduttore, Carbone è stato una figura di riferimento per molti aficionados italiani. Socio di spicco del Club Taurino Milano, dopo la scissione del gruppo, preferì non aderire a nessuno dei due club nascenti pur di mantenere l’indipendenza a cui si era consacrato fin dagli anni in cui ebbe a che fare con il vero mundillo taurino.

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