San Isidro 2018 – la quarta settimana

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(ph) Luigi Ronda

Lunedì 28 maggio. Tori di Partido de Resina. Sánchez Vara, Javier Castaño y Thomas Duffau.

Corrida annullata a causa del pessimo stato della pista, reso una piscina dalla pioggia che ha battuto un giorno intero. I tre matadores hanno preso la decisione unanime dopo aver ottenuto dall’impresa di essere ingaggiati per una nuova data nel corso della stagione.

Martedì 29 maggio. Quattro tori di Torrehandilla e due  di Torreherberos (4 e 6), il sesto bis di Virgen María. Daniel Luque (avviso e ovazione/silenzio), David Galván (ovazione e silenzio), Álvaro Lorenzo (silenzio e ovazione).

Dio non è aficionado. Se lo fosse avrebbe aperto le cateratte del cielo non ieri ma oggi, con il duplice vantaggio di risparmiare agli appassionati questo pomeriggio di insopportsabile noia e di salvare la corrida dei pabloromero. Una serata inutile.

Mercoledì 30 maggio. Cinque tori di Gracigrande e uno di Domingo Hernández, tutti da dimenticare ad eccezione del quarto. Enrique Ponce (ovazione/ovazione), Sebastián Castella (due avvisi e silenzio/due orecchie), Jesús Enrique Colombo (silenzio/silenzio).

La sorpresa del giorno era il quarto toro, di insospettate complicazioni e durezza visti i pascoli di provenienza, che obbligava Enrique Ponce ad un imprevisto e nervoso lavoro di contenimento e asprezze. Colombo, che confermava l’alternativa, non otteneva più di due silenzi di rispetto al termine di due prestazioni che peccavano dei difetti della giovane esperienza. La serata la portava a casa Sebastián Castella, riuscendo ad aprire la sua quinta porta dei trionfi qui a Las Ventas: a onore del vero questo successo era protestato da una non marginale quota dei presenti, che riteneva il doppio trofeo eccessivo e preteso da un’arena nella trance delle emozioni di pancia più che delle considerazioni di testa. Già perché Juglar, marrone uscito per quinto, non cadeva nella tentazione delle chicuelinas offertegli dal francese e lo prendeva di modo orribile, trascinando quel corpo impotente e andandolo ad agganciare nel giacchettino: momenti spaventosi per chiunque, dai quali però per un miracolo inspiegabile l’uomo usciva illeso. Ne seguiva una faena rabbiosa e stoica nella quale il coraggio e il valore prevalevano su ispirazione e tecnica e che facilmente conquistava i favori del pubblico.

Giovedì 31 maggio (corrida Internazionale). Tori de El Pilar, corrida omogenea nella presentazione inadeguata e disomogenea nei comportamenti. Juan Bautista (silenzio), Luis Bolívar (silenzio), Juan del Álamo (avviso e silenzio), Joaquín Galdós (due avvisi e silenzio), Luis David (vuelta al ruedo), Jesús Enrique Colombo (vuelta al ruedo).

La formula inedita dell’internazionalismo taurino riunito per un giorno sulla stessa pista non ha prodotto risultati memorabili: sei uomini di altrettante nazionalità accomunati dal privilegio di vestire di luce e dalla frustrazione di esibizioni incolori e di eterea energia. I loro avversari, pur componendo un sestetto fatto di poco entusiasmo e impalpabili qualità, hanno facilmente avuto la meglio.

Venerdì 1 giugno. Cinque tori di Victoriano del Rio e uno (il terzo) di Toros de Cortés, con tutti i difetti dei tori commerciali. Sebastián Castella (avviso e silenzio/due avvisi e silenzio), José María Manzanares (silenzio/silenzio), Cayetano (orecchia/ovazione).

Mansada sonnifera di uno dei ferri più in vista nel circuito commerciale: Victoriano del Rio a furia di voler costruire il toro collaboratore perfetto rischia ogni anno di più di passare il limite che separa il toro da combattimento, per quanto di bravura già annacquata, dal partner ammaestrato e docile. Con due costole rotte, ricordino di Juglar, Castella si affrontava a un primo opponente vuoto e insulso e a un secondo avversario apparentemente più interessante ma presto sgonfiato e Manzanares non aveva niente da tirare dai suoi. Rimaneva Cayetano, che non è certo torero di Madrid, ma che sorprendeva per approccio e toreria, per la profondità di quelle due serie a destra e per una spada decisa. Orecchia che scatenava la protesta di alcuni settori.

Domenica 3 giugno. Tori di Miura di insufficiente presentazione, volgari e in generale codardi, con buone qualità il quarto e il sesto. Rafaelillo (avviso/silenzio), Pepe Moral (avviso e ovazione/silenzio), Román (avviso e silenzio/ovazione).

Miurada ne complesso deludente: tori dal trapìo insufficiente per una piazza come Las Ventas, tignosi ma senza mordente, difficili ma senza le scintille della casta, di poche emozioni. Rafaelillo ha rischiato di farsi trafiggere la gola, Pepe Moral si è confermato torero serio con sprazzi di eleganza, Román ha esibito un coraggio sincero di fronte all’ultimo del pomeriggio.

 

 

 

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Luigi Ronda
Luigi Ronda (Piacenza, 1973) è cooperatore, oltre che aficionado. Ad Arles pioveva e César Rincon infilò la spada in Pitillito di Cortés. Cominciò così, nel 2005.

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