Ruiseño, un manso per la gloria

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(ph) Christophe Moratello

L’associazione dei critici taurini del sudest di Francia pochi giorni fa ha premiato come migliore corrida della stagione, nella regione di competenza, quella di Saltillo a Céret del luglio scorso. Scelta discutibile su un piano di rigore se si considera che il lotto non è stato combattuto nella sua interezza (il secondo, devoluto, lasciò spazio a uno di Christophe Yonnet) e che, ma siamo forse alla lana caprina, i tori erano marchiati alcuni Saltillo alcuni Moreno Silva. Fatte queste puntigliose precisazioni nulla da eccepire sulla decisione nel suo complesso: corrida ruvida e tesa, non un solo momento di noia, lidia all’antica e bestie cornute di un’altra era, la terna eroica, tre tonnellate di casta per una corsa impressionante e vera.

Dopo ormai due ore di sudore freddo in pista e angoscia vera sui gradini, dopo quel magnifico Vendaval duro come il marmo andato a morire alle assi, corna piantate nel legno e a spingere ancora nonostante quattro picche indelicate sul groppone e un metro di acciaio nella schiena, dopo la ferita al collo che il sobrero assesta a un Perez Mota che passerà veloce all’infermeria e rientrerà per farsi travolgere impotente dalla casta del quinto, dopo un picador travolto dal cavallo e costretto a ricorrere alle cure dei medici, dopo due ore così si catapultava sulla sabbia Ruiseño, a chiudere la giornata. Marchiato Moreno Silva, n° 6, ottobre 2011, 550 kg, un toro infernale.

Ai più avvisati bastavano pochi momenti per capire che Ruiseño era un manso con casta di categoria: erano sufficienti alla bestia pochi minuti per trasformare la pista dell’arena in un campo di battaglia, cappe e banderiglie per terra, uomini ben nascosti nella trincea del callejon, il picador costretto a inseguire quell’animale selvaggio fino al toril per poterlo finalmente castigare, nella speranza di mitigare almeno un poco quell’energia ingovernabile e distruttiva. Vana illusione. Il secondo atto era logicamente un calvario di bastoni messi uno a uno, i subalterni a correre veloci e terrorizzati a cercare riparo, Ruiseño padrone incontrastato della pista. L’apprensione di tutti i presenti era stordente.

Suonava il cambio, Gómez del Pilar si armava di muleta e simulacro e si avvicinava con passo pesante a quel saltillo satanico. Questa sospensione del tempo permetteva a tutti quanti di ripassare mentalmente i manuali di tecnica del toreo, e a ricordare dunque che a bestie del genere si riserva un solo trattamento: macheteo (possibilmente deciso e secco), spada nel cuore, buonanotte. Il ragazzo però, e nessuno riusciva a comprendere se per grottesca incoscienza o per insospettata lungimiranza, decideva di mettercisi. Panno rosso nel polso destro, tocco maschio, e il miracolo: Ruiseño scaricava il fuoco che lo divorava trasformandolo in una valanga di casta e muscoli e forza, i metri erano bruciati, la carica faceva tremare il suolo. L’arena, incredula, gridava olé rochi, disperati e commossi. Un’altra serie a destra, due passi e il petto, il toro a divorare gli spazi con le corna basse e gli occhi di fiamma. Ruiseño era un manso encastado da manuale, ma pure un toro per la gloria, per quella gloria eterna destinata solo a quei toreri che riescono a canalizzare le cariche impossibili, a resistere al terremoto della casta, a trasformare la brutalità dell’animale selvaggio in materia da governare e plasmare. Ma del Pilar si illudeva di poter dominare facilmente e dimenticava che a un toro del genere non bisogna mai permettere di respirare, mai lasciare un attimo di tregua. Errore fatale quello di intervallare le serie, Ruiseño colmava velocemente le poche lacune e, questa volta invitato sul corno sinistro, sbranava vorace muleta e torero e pubblico tutto. Faena ormai impossibile, torero schiacciato e vinto, mezza spada, due descaballos, addio sogni di gloria.

 

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Céret, 15 luglio 2017 – Corrida di Saltillo (1, 3, 5) e Moreno Silva (4, 6) più un sobrero di Christophe Yonnet. Corrida encastada ed esigente, superiori il 1° (quattro picche e morte spettacolare) e il 6° (manso con casta, cinqueño). Sanchez Vara applausi e vuelta, Perez Mota silenzio e silenzio, Gómez del Pilar silenzio e saluti. Note: Gabin Rehabi che piccava il primo ha sofferto di uno schiacciamento delle costole; Perez Mota è stato ferito al collo dal sobrero; Raul Ramirez della cuadrilla di Sanchez Vara ha effettuato con molte difficoltà il salto della garrocha al quarto.

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Luigi Ronda
Luigi Ronda (Piacenza, 1973) è cooperatore, oltre che aficionado. Ad Arles pioveva e César Rincon infilò la spada in Pitillito di Cortés. Cominciò così, nel 2005.

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