Il toro de lidia più antico?

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Graffito a Levanzo, rilievo di P. Graziosi.

Una vena “archeologista” ama far risalire i giochi di tori al Paleolitico superiore. Abbastanza di recente, e non senza un certo sciovinismo, l’Observatoire National des Cultures Taurines ha usato i bovidi dipinti nella grotta di Lascaux come vessillo della propria campagna di sensibilizzazione. Qualche aficionado più ardito ha addirittura sostenuto la “continuità” tra i culti dei tori nella preistoria e le tauromachie attuali.

Ora, molto probabilmente non saremo mai in grado di definire il rapporto reale e simbolico tra uomini e tori nella preistoria, e dovremo accontentarci di discorsi approssimativi che galleggiano sulle acque della suggestione. Ma un dato interessante sull’animale al centro dell’afición emerge da un sito di arte rupestre del tardo Paleolitico superiore: la Grotta del Genovese sull’isola siciliana di Levanzo (10.000-6.000 a.C.).

Oltre a graffiti di cervi e cavalli, nella grotta si incontrano immagini di tori che presentano un profilo molto diverso da quello di tutte le altre rappresentazioni paleolitiche. Queste ritraggono invariabilmente il Bos taurus primigenius, l’uro, estintosi nel XVII secolo. A Levanzo invece riconosciamo tratti morfologici che ricordano molto da vicino il Bos taurus ibericus (variante più snella e leggera del primigenius) da cui proverrebbe il toro de lidia. 

Il fatto che questo graffito (che agli aficionados può ricordare un Miura) sia stato ritrovato in Sicilia e sia databile a 12.000 anni fa ci dà da riflettere sulla reale diffusione geografica del cosiddetto Bos ibericus. In ogni caso siamo in presenza della più antica rappresentazione di un animale in cui, oggettivamente e non per suggestiva associazione, siamo in grado di leggere il trapío del toro da combattimento. Questo non ci autorizza a trarre nessuna conclusione. Semplicemente possiamo dire che tra i bovidi di Lascaux e il toro siciliano c’è la stessa distanza tipologica che separa la tauromachia di Cesare Borgia da quella di Manolete…

Fonte dell’immagine: Paolo Graziosi, Levanzo. Pitture e incisioni, Sansoni 1962. 

 

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