Cataclisma

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Foto Muriel Feiner

La foto che illustra questo articolo meriterebbe un premio; è da brividi, è tutto un trattato di vita, forse la migliore espressione dei grandi valori della tauromachia: la durezza e l’immensità di questa festa tanto cruenta quanto nobile.

Il protagonista dell’immagine è Miguel Ángel Perera, che pochi istanti dopo la tremebonda ferita di Mariano de la Viña, con il volto assorto, l’animo rotto e l’odore di tragedia che traspira dal traje de luces, prende un rastrello dalle mani degli areneros e rimuove la pozza di sangue che il compagno ferito ha lasciato sull’arena.

“Le cose stanno così e bisogna andare avanti” sembra dire.

Perera è l’incarnazione dell’eroe, di “quegli eroi del secolo XXI che non meritiamo” secondo le parole di Juan Diego Madueño.

Sette toreri e un recortador sono stati feriti in quel fine settimana.

L’autrice di questa vibrante immagine a colori è Muriel Feiner, giornalista, scrittrice, fotografa, nata a New York, aficionada e moglie del matador de toros Pedro Giraldo. Muriel – donna che vive in simbiosi con la sua macchina fotografica – gira per le principali ferias e offre ogni sera una magistrale lezione di giornalismo fotografico.

Questa istantanea rappresenta la musica triste di un fine settimana ‘cataclísmico’, aggettivo usato dal dottor Val Carreres, chirurgo della plaza di Zaragoza, per definire la situazione del torero Mariano de la Viña appena entrato nell’infermeria.

Perché i giorni 12 e 13 di ottobre del 2019 sono ormai nella lista nera della temporada taurina.

La mattina del Día del Pilar, il recortador Pablo Martín Guindi è caduto ferito nella plaza di Zaragoza colpito da tre gravi cornate.

Nel pomeriggio, a Las Ventas, il valoroso Gonzalo Caballero è rientrato in infermeria con l’ennesima brutta ferita a cui sembra essere abbonato.

La domenica poi il cataclisma. Mariano de la Viña è caduto nel più profondo abisso e ha avuto la fortuna di incontrare al fondo della voragine un’ equipe medica che lo ha riportato in superficie.

I toreri sono folli disposti a consegnare la propria vita per quel grande sogno che chiamiamo ilusión.

E tuttavia è accaduto altro nella corrida che chiudeva la feria del Pilar.

Il subalterno José María Soler è stato volteado dal secondo toro durante un par de banderillas e ha dovuto abbandonare l’arena con danni al menisco della gamba sinistra e allo scafoide della mano destra.

Miguel Ángel Perera, dopo aver ripulito il sangue di Mariano De la Viña, ha lasciato a sua volta schizzi del proprio sangue quando il sesto toro gli ha portato via il capote e lo ha inseguito fino a incornarlo nella coscia destra.

A Ponce, infine, è stata diagnosticata la frattura di una costola, conseguenza della voltereta sofferta nella stessa plaza giovedì 10 ottobre.

La stessa sera della domenica nella località granadina di La Peza è stato ferito il subalterno Rubén García Pérez con una cornata al petto. E al di là dell’Atlantico, nella plaza México, un altro subalterno, Gerardo Angelino, è stato soccorso per una cornata nella zona perianale.

Un fine settimana davvero ‘cataclísmico’.

Che dire? Forse che la temporada ha voluto salutarci con tutto il suo rigore. I tori uccidono e nell’arena si muore realmente. Il che non giustifica in alcun modo la frode o le manipolazioni che sono imposte dai potenti taurini.

La festa dei tori è per eroi, extraterresti, esseri di un’altra galassia, uomini incompresi in una società che perde valori e cerca di nascondere le proprie miserie nel politicamente corretto, così lontano, tante volte, dalla realtà dell’essere umano.

Una festa di folli per folli; folli chiamati toreri, disposti a giocarsi la vita per un sogno; e gente avvelenata dall’emozione che lo spettacolo regala nell’arena.

A volte, l’eroe cade e si vede portar giù per un dirupo che pare non abbia fine. E laggiù, nella tenue oscurità che separa la luce dalle tenebre, appaiono altri esseri umani, extraterrestri essi stessi, esperti professionisti che lavorano con miracolosa efficacia perché il caduto recuperi la verticalità.

Quando Mariano de la Viña è entrato nell’infermeria e si è trovato davanti il dottor Carlos Val Carreres e la sue équipe, nessuno sa come siano riusciti a rianimare quel corpo inerte sbattuto in terra e incornato da una bestia nera infuriata.

Eppure Val Carreres e i suoi non sono dèi né maghi: Sono medici onorevoli, prestigiosi e rispettati come molti altri, per la maggior parte anonimi, che accudiscono quei folli vestiti di luci capaci di sfidare i limiti dell’essere umano.

Sicuramente Mariano de la Viña, torero fin da quando nacque ad Albacete 51  anni fa (compiuti il giorno innanzi la corrida), ne verrà a capo. Sicuramente. Ne verrà a capo perché i toreri sono atleti forti come roccia, nati per il sacrificio, lo sforzo e il superamento di se stessi. Folli che non meritiamo.

Il settembre dell’anno passato fu pregonero alla feria della sua città natale dove raccontò come poté entrare nell’ambiente taurino quando era un bimbo, accompagnato da suo padre, Mariano de Mingo Molina, aficionado, professionista taurino e professore della Scuola Taurina di Albacete, e da suo nonno, Valeriano de la Viña, novillero, banderillero, ganadero e impresario.

Fu suo padre a proporgli di farsi banderillero per imparare e conoscere davvero il mestiere a cui si dedica dal 1986. È entrato nelle cuadrillas di suo cugino Rafael de la Viña, Daniel Luque, Víctor Mendes e Manuel Caballero, benché abbia raggiunto il ruolo di figura a fianco di Enrique Ponce, ai cui ordini torea da oltre due decadi. In totale quasi 2.500 corridas de toros oltre a 500 festejos fra novilladas e festival vari.

Onore e gloria per Mariano e tutti i toreri caduti. Rispetto e ammirazione per medici che sembrano maghi. E venerazione sempre per questi folli del secolo XXI che nascono disposti a dare la vita per un sogno e si vestono di colori e luci per non passare inosservati.

1 COMMENTO

  1. A Saragozza ho visto la mia prima corrida nel 2015 e in quella plaza rimane un pezzo del mio cuore. Onore e gloria a tutti i protagonisti di questo infausto finale di temporada, da De la Viña al dottor Val Carreres. Dopo la despedida di Padilla dello scorso anno, quest’anno niente tori per me. Ma quel “veleno” che ci prende ogni volta che entriamo in una plaza e assistiamo alla magia del toreo non se ne va solo perché stiamo lontani per un po’ dalle arene. Ci vediamo nel 2020.
    Hasta pronto, toreros.

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