Aurelia e Liebrero

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(ph) da internet

Era l’8 luglio del 1939 e la grande giostra di San Fermin riapriva le danze dopo la parentesi della Guerra Civile.
Il mortaretto aveva annunciato la partenza dell’encierro da un paio di minuti e Liebrero, di Sanchez Cobaleda, ebbe vita facile contro quelle assi che per tre anni erano state lasciate all’incuria e mai revisionate: in un attimo si aprì un varco e fu addosso alla gente.

Questa immagine incredibile fissa il momento perfetto, l’esatto istante prima della deflagrazione dei corpi, uomini tesi nel movimento della corsa, il toro quasi immobile in punta, e la bambina in equilibrio su una gamba sola, con la testa solo poco girata per sbirciare dietro.
Chissà cosa può pensare una bambina che avrà quanti, sette o otto anni?, mentre scappa da due sciabole impressionanti come quelle. Chissà se c’è spazio per l’angoscia, nei suoi pensieri, per il terrore della morte, o se tutto vibra e muove per un solo fine: fuggire.
Correre, e basta.

Aurelia si chiamava la piccola, e più tardi raccontò di aver sentito la punta di un corno sfiorarle la schiena.

Si era dalle parti tra l’Estafeta e la Telefonica, Liebrero fece semplicemente il suo dovere di toro: seguì fino alle assi il mozo che lo aveva sfidato, trovò una resistenza ridicola nel legno marcio e sfondò.
Proprio lì dietro stava Aurelia, i suoi fratelli e anche sua madre, Clara Herrera.

Clara Herrera è lì a sinistra nella foto, a terra, la si indovina terrorizzata e incapace di rialzarsi, travolta dalla gente schizzata ovunque per ripararsi.
Liebrero, dopo aver solleticato Aurelia, troverà con le corna il corpo di Clara, e finalmente potrà sfogare rabbia e adrenalina. Clara Herrera è con ogni probabilità la prima donna incornata in un encierro pamplonese.
La donna fu ferita gravemente al perineo e solo la perizia dei medici già sul posto le evitò il peggio: se la cavò con un mese di ospedale.

Fermatosi forse per rifiatare, giusto davanti ai botteghini della taquilla, Liebrero entrò nel mirino della pistola di Cipriano Huarte, un poliziotto in servizio proprio in quel tratto dell’encierro.
Al quale poliziotto però la pistola scivolò di mano, forse per la tensione, esattamente in quel momento. Con gesti lenti e misurati per non irritare l’animale Cipriano si chinò, raccolse l’arma e questa volta sparò.

Un colpo secco, Liebrero a terra.

Una pallottola in mezzo agli occhi per chiudere una corsa da incubo.
Aurelia Herrera ancora oggi racconta con angoscia quei momenti e confessa di svegliarsi, di tanto in tanto, in preda agli incubi.
Dall’anno dopo a Pamplona fu montata una doppia recinzione e la leggenda vuole che Cipriano Huarte qualche tempo dopo sposò quella ragazza bruna che corre via dal toro, nella parte bassa della foto.

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Luigi Ronda
Luigi Ronda (Piacenza, 1973) è cooperatore, oltre che aficionado. Ad Arles pioveva e César Rincon infilò la spada in Pitillito di Cortés. Cominciò così, nel 2005.

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