Antonio Bienvenida: un esempio

0
78

L’altro giorno, parlando con vecchi amici, condividevamo l’idea che sembrano scomparse,
nell’ambito taurino, le dinastie come quella dei Bienvenida iniziata dal famoso Papa Nero
(Manuel Mejias Rapela “Bienvenida lll”), la cui carriera nelle arene fu praticamente frenata da una
gravissima cogida inflittagli da un toro di Trespalacios.


Il Papa Nero decise allora di gestire il percorso professionale dei suoi figli (tutti toreri) Manolo,
Pepote, Angel Luis, Juan, Rafael e il leggendario Antonio torero che vive nella gloria, figura che,
per ragioni cronologiche, ho avuto la fortuna di vedere a Lima in diverse occasioni, la prima nella più
che bicentenaria Plaza de Acho nel lontano 1947 e poi nella moderna, enorme (e brutta) Plaza de
Chacra Rios nel 48 e 49. Grazie al cielo, dal 1950 la Feria del Seňor de los Milagros ritornò ad
Acho dove il Maestro toreò in altre quattro temporadas.


Ricordo le discussioni di mio padre con gli amici aficionados del Tendido. Spesso polemizzavano su
chi era miglior lidiador Luis Miguel o Bienvenida o su chi toreava con più estetica, con più classe
Pepe Luis, Ordoňez o Bienvenida; ma, per la verità, a me quello che è rimasto in mente è
l’immagine di un torero signorile, di animo sereno, persona con il dono di un sorriso che sembrava
eterno.


Ma non inganni l’indole gentile del Maestro; dietro la bonomia si nascondeva un carattere deciso: i
suoi biografi ricordano l’ostinazione del torero nel voler toreare, nel giorno della sua alternativa, i
Miura programmati (e rifiutati dai veterinari) e nessun altro encaste; cerimonia che ebbe luogo,
qualche giorno dopo,per l’esattezza il 9 aprile 1942, in un mano a mano col suo fratello Pepote
e 5 tori di Miura e uno di Tovar.


Trascorre inesorabile il tempo e negli anni cinquanta diventa lampante un fenomeno che erode la
serietà dello spettacolo: l’afeitado, cioè il taglio e l’arrotondamento delle corna, allo scopo di
attenuare il rischio; fatto di cui la critica taurina, in buona parte “condizionata”, preferiva non
affrontare.


Stante questa situazione, Bienvenida non solo non accoglie certe proposte che gli impresari gli
fanno, ma si accorge che diverse figuras dell’epoca si rifiutano di “alternare” con lui, in
particolare, nelle arene di prima categoria.


Nella sua qualità di Presidente del Montepio dei toreri il Maestro comunque organizza l’annuale
corrida a favore dell’ente con tori del Conde de la Corte, “alternando” con il suo grande amico il
messicano Luis Silveti e il giovane matador Manolo Carmona. Le tre orecchie tagliate ai suoi due
(intonsi) tori gli danno l’abbrivio per denunciare apertamente la manipolazione delle corna. La
stampa seria lo appoggiò con forza (tra cui l’ABC) e , di conseguenza, le autorità vietarono
formalmente l’afeitado, misura ricevuta con sdegno da molti nel mundillo.

In occasione della Corrida de la Prensa di quell’anno una mente sicuramente illuminata riuscì
però ad organizzare un vero, autentico mano a mano con Bienvenida e Julio Aparicio, da molti
considerato simbolo del pensiero proprio opposto a quello del Maestro. Corrida trionfale anche dal
punto di vista umano: i due matadores si offrirono reciprocamente la morte dei loro tori e tagliarono
due orecchie ciascuno, uscendo insieme a hombros dalla Plaza.


Ottimo lidiador (anche se non sempre baciato dalla dea del Coraggio), torero classico, abile
banderillero, “muletero de tronio”, uomo di innata simpatia, paladino contro i vizi della Fiesta,
Antonio Bienvenida è e sarà sicuramente ricordato come una delle autentiche figure del Toreo dello
scorso secolo.

SCRIVI UN COMMENTO